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FUNAMBALS' DIARIES Ovvero : cosa provai al mio primo festival balfolk

  • 4 nov 2017
  • Tempo di lettura: 2 min

--Da qualche parte a Lione-- 7 aprile; Sto ballando da circa tre ore, e il primo giorno del festival non è ancora finito. Il mio primo festival. Mai visti cosi tanti amanti dello spirito folk di mezza Europa riuniti in unico posto, c'è chi sembra balli da una vita ed è a proprio agio e chi è alla sua prima mazurka e si guarda timidamente intorno; ed io mi ritrovo più con quest'ultimo, non conoscendo quasi nessuno qui e con enormi lacune per quanto riguarda la lingua francese. Ma tutto questo ha smesso di avere importanza, perché ciò che si repsira qui è un forte senso di comunità; forse è la musica, forse è la stessa filosofia alla base del balfolk, ma qui mi sento a casa, lontano da casa.

8 Aprile. È l'alba C'è un silenzio quasi paradossale, se penso al casino della sera prima, e dopo 10 ore di concerti e balli credo di essere l'unico sveglio qui. Il posto dove abbiamo scelto di dormire è un parco pubblico in mezzo ad un boschetto, nonostante avessimo la possibilità di essere ospitati a casa di una cara amica di Lione; ma non puoi conoscere il mondo del folk se non ci vivi dentro, e scoprire cosi che una tazza di caffè è più buona se condivisa. Tra poco si sveglieranno gli altri, carichi per una nuova giornata di concerti.

9 Aprile. È l'ultimo giorno del festival, e dopo più di 36 ore di balli e concerti sono stremato; prendo lo zaino e lo uso come cuscino di fortuna per riposarmi sul pavimento del teatro. Non ricordo quanto ho dormito, so solo che sono stato svegliato dal suono di organetti e violini del "Boeuf", quel momento dopo i concerti in cui chiunque sappia usare uno strumento si mette in cerchio e comincia a suonare insieme agli altri. La filosofia del balfolk sembra essere racchiusa in questo momento: il desiderio di ballare e il desiderio di suonare, insieme. Tutto questo mi mancherà e dovrò ritornarci, ma so già che da qui me ne andrò cambiato.

--Napoli-- 14 aprile. Sono tornato a casa; ormai il festival è solo un ricordo, cosi come le splendide giornate passate a Lione, i luoghi visitati e le persone incontrate. A questo punto dovrebbe sopraggiungere la malinconia, ma non riesco ad essere triste, perché ogni volta che viaggio cerco di non tornare mai solo. Ogni persona incontrata, ogni musica ascoltata ogni cibo assaggiato, ogni luogo visitato, ogni esperienza fatta; rimarranno sempre con me. Che sia grazie ad un souvenir, una fotografia, o un semplice ricordo.

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